Fibra di Kenaf: cos'è e a cosa serve

Ancora una volta la natura incontra le esigenze della bioedilizia, fornendo alle imprese edili, agli architetti e agli esperti di interior design un materiale da rivestimento in grado di assicurare elevate prestazioni e al tempo stesso salvaguardare l’ambiente.

Si tratta della fibra di Kenaf, una pianta i cui utilizzi sono stati testimoniati da numerosi ritrovamenti archeologici, risalenti a migliaia di anni fa, e dei cui impieghi nell’ambito prettamente edilizio ci occuperemo a breve.

Che cos’è la pianta di Kenaf e dove si trova?

Tipica del continente asiatico, la pianta di Kenaf è un vegetale appartenente alla famiglia delle Malvaceae, la cui fibra – peraltro molto simile alla juta – è stata usata a scopi tessili fin dall’antichità.

La lavorazione del suo materiale fibroso, presente sia nella corteccia che nel legno, ha dato origine e tuttora produce cordame, ma anche tessuti per abbigliamento e per altri scopi.

Addirittura grandi case automobilistiche come BMW e Ford stanno implementando l’utilizzo del Kenaf per produrre parti di automobili, come ad esempio rivestimenti interni, mascherine in plastica e altro ancora.

Per quanto riguarda nello specifico l’ambito edilizio, la fibra di Kenaf viene utilizzata per realizzare sistemi di isolamento termico e acustico, che di norma sono disponibili sia sotto forma di pannelli di varia metratura e spessore, sia in rotoli di fibra compatta, di altrettanto varia metratura.

La fibra di Kenaf: un materiale ad elevato potere termoisolante

L’impiego di tale fibra nei moderni prodotti e progetti di bioedilizia è legato al fatto che questa fibra è in grado di incamerare una grande quantità di calore, tenendo lontano il freddo dagli ambienti di casa.

Inoltre le sue fibre sono traspiranti e igroscopiche, ossia assorbono l’umidità proveniente dai pavimenti o dai muri esterni, intrappolandola al loro interno e regolando il suo rilascio durante tutto l’anno, a seconda delle condizioni climatiche.

Per quanto riguarda infine la sicurezza, il Kenaf in fibre possiede una resistenza al fuoco pari alla classe B2, il che significa la capacità di sopportare abbastanza a lungo le sollecitazioni di fiamme libere.

Un prodotto interamente riciclabile e biodegradabile

Dal punto di vista dell’ambiente poi il Kenaf in fibre si dimostra un materiale interamente eco-sostenibile: infatti sia nella coltivazione della pianta che nella lavorazione delle fibre non si utilizza alcun elemento chimico,  alcun tipo di pesticidi viene applicato sulla pianta.

Alcune ditte produttrici aggiungono soltanto una piccola percentuale di poliestere ai pannelli, per aumentare il loro potere isolante, oppure spruzzano un materiale inerte su di essi per aumentare la loro resistenza al fuoco.

Questo rende perciò la fibra di Kenaf un prodotto completamente salubre, oltre che inerte a qualunque tipologia di insetti e soprattutto interamente riciclabile.

Un processo di produzione interamente a impatto zero

La riciclabilità di questo vegetale è dovuta al fatto che pur assorbendo freddo e umidità, i pannelli non subiscono alcun processo di marcescenza, restando intatti e pronti per essere rimacinati e re-immessi nel processo produttivo, il quale risulta essere sostenibile ed ecologico al 100%.

Parlando invece dei rotoli di fibra pura di Kenaf, questi sono addirittura biodegradabili, il che significa che una volta esaurita la loro funzione possono essere decomposti in maniera del tutto naturale dai batteri presenti nel nostro ecosistema, riducendo a zero l’inquinamento e non producendo alcun rifiuto o scarto.

fibra di kenaf

Semplice da posare e senza alcuna controindicazione per la salute

Per quanto riguarda infine la sua posa, il Kenaf – indipendentemente dal fatto che sia sotto forma di pannello o in rotoli – non necessita di alcun collante o sigillante particolare, poiché basta semplicemente fissarlo a parete con un adesivo biodegradabile, oppure mediante graffette o chiodi, affinché possa svolgere a pieno la sua funzione isolante.

Stesso discorso vale per i rotoli, che vengono di norma inseriti così come sono all’interno delle intercapedini murarie o nei controsoffitti.

Come viene utilizzata la fibra di Kenaf all’interno di un edificio? Venendo invece al lato pratico, la fibra di Kenaf viene utilizzata nell’ambito edilizio per isolare pareti, controsoffittature, tetti e pavimentazioni.

Il tutto a partire dall’utilizzo di pannelli ad elevata densità, le cui fibre si dispongono in maniera tridimensionale, aumentando il loro volume.

Gli spessori dei pannelli e dei rotoli di Kenaf variano di norma dagli 8 ai 120 millimetri, a seconda del loro impiego.

Una delle applicazioni più frequenti è senz’ombra di dubbio la posa di pannelli semi-rigidi nelle intercapedini di strutture murarie e in legno, in modo tale da creare una barriera che limiti le infiltrazioni di freddo e umidità.

Altro utilizzo frequente di rotoli e pannelli di fibra di Kenaf è legato alla realizzazione di cappotti termici esterni e interni, così come all’isolamento delle controsoffittature di cartongesso o di altro materiale che vengono di norma realizzate per nascondere cablaggi e tubazioni.

Per quanto riguarda invece le pavimentazioni, spesso i rotoli di Kenaf fungono da ammortizzatore per i rumori da calpestio, oppure da isolante che separa lo strato superficiale dal massetto cementizio, dal quale spesso proviene la maggior parte dell’umidità di risalita.

Per questo nelle pose flottanti di pavimenti in legno o in altro materiale si preferisce utilizzare questo materiale piuttosto che i classici materassini di gomma o in plastica.

Le elevate prestazioni di isolamento termico e acustico della fibra di Kenaf fungono infine da elemento-barriera per bloccare le vibrazioni di utensili industriali o anche di strumenti musicali: infatti applicare qualche pannello sui serramenti interni e sulle pareti contribuisce ad abbassare l’inquinamento acustico in locali pubblici, ma anche uffici, fabbriche, negozi e sale prova per musicisti.

Un incentivo notevole anche per le imprese costruttrici

Il tutto avviene unendo tali benefici alla riduzione di emissioni inquinanti e degli sprechi legati alla deperibilità e allo smaltimento dei normali materiali da costruzione, che mai come oggi costituiscono una voce di bilancio importante all’interno di qualunque preventivo di ristrutturazione.

Questo perché smaltire nel modo corretto calcinacci, cemento, pannelli isolanti, intonaco e laterizi presenta costi elevati per la ditta edile.

Ecco quindi che l’utilizzo di questi nuovi materiali da costruzione può abbassare i costi anche per l’impresa stessa, rendendola più competitiva sul mercato.

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