Mattoni riciclati: ecco cosa sapere

Che l’emergenza rifiuti sia una problematica di portata mondiale è oramai ben noto a tutti, così come il fatto che tra i prodotti maggiormente inquinanti rientra senza dubbio la plastica, materiale che può essere sì riciclato, ma che spesso finisce per essere bruciato in discarica, o peggio ancora buttato nei fiumi, causando gravi danni all’ecosistema fluviale e marittimo.

Un vero e proprio “mare” di plastica

Forse però non tutti sono a conoscenza del fatto che i rifiuti plastici sono responsabili di uno dei più clamorosi disastri ambientali mai messi in atto dall’uomo negli ultimi anni. A testimoniarlo è la presenza della Great gPacific Garbage Patch, un’isola completamente composta da rifiuti di materiale plastico, che galleggia nell’Oceano Pacifico, a cavallo tra le Hawaii e la California.

Un ecomostro nato dalla cattiva gestione dei rifiuti che quotidianamente la moderna società industrializzata produce e che stando ad alcune stime è in continua crescita: infatti stando agli ultimi rilevamenti l’isola di plastica avrebbe una superficie complessiva pari a 1,6 milioni di chilometri quadrati – vale a dire tre volte la dimensione della Francia – con una densità media di rifiuti pari a 10 chilogrammi di plastica per chilometro quadrato.

Questo vero e proprio sfregio al pianeta Terra potrebbe essere evitato implementando il processo di riciclaggio della plastica, che può essere utilizzata non solo per la produzione di nuovi oggetti formati dallo stesso materiale, ma anche per realizzare materiali utili per le costruzioni edilizie.

I mattoni di plastica riciclata: un progetto ambizioso destinato a rivoluzionare l’edilizia mondiale

Ecco quindi che sotto la spinta dello sviluppo edilizio ecosostenibile nascono i mattoni riciclati, vale a dire prodotti da costruzione realizzati non più mediante l’impasto di argilla o con in laterizio, bensì a partire dalle materie plastiche, le quali una volta adeguatamente stoccate e riciclate divengono la materia prima basilare per la loro fabbricazione.

Il progetto è nato negli Stati Uniti, dove alcuni ricercatori sono stati in grado di sviluppare un macchinario in grado di compattare la plastica riciclata e di dar forma a blocchi di varie dimensioni e spessore.

L’idea nasce però da un inventore neozelandese, Peter Lewis, il quale per primo ha ideato questa tecnologia produttiva con l’intento di ridurre gli sprechi e di creare un circolo virtuoso, destinato a cambiare la filosofia costruttiva che contraddistingue l’edilizia contemporanea.

Un processo di produzione sicuro e emissioni zero

I mattoni di plastica riciclata RePlast – così son stati ribattezzati dal team di ricerca statunitense – vengono inoltre prodotti mediante un processo che non prevede alcuno spreco di risorse energetiche, così come non utilizza alcun additivo chimico di natura nociva.

Questo poiché il macchinario funziona a energia elettrica, un’energia che oggi può essere prodotta in maniera del tutto green mediante pannelli fotovoltaici; in più la plastica non deve essere sottoposta a nessuna cernita né ad alcun lavaggio, il che riduce lo spreco di acqua, una risorsa sempre più preziosa al giorno d’oggi.

Mattoni robusti per la costruzione di qualunque tipo di opera in muratura

Il risultato di questo processo produttivo ecosostenibile sono perciò mattoni atossici ed ecologici al 100%, che abbattono del 95% le emissioni in atmosfera di agenti inquinanti.

Per quanto riguarda poi le loro caratteristiche intrinseche, i mattoni RePlast non fanno invidia a quelli tradizionali in laterizio in fatto di compattezza e robustezza: infatti sono stati già utilizzati come base per la costruzione di barriere stradali e muri di contenimento, dimostrando la loro solidità anche in campo pratico.

mattoni riciclati

In Colombia le prime case costruite in mattoni di plastica riciclata

È invece colombiana la nazionalità della prima costruzione ad uso abitativo che ha previsto l’utilizzo di mattoni creati con plastica riciclata: infatti è stato Fernando Llanos l’ideatore di questo progetto, che ha preso corpo grazie all’aiuto dell’architetto Óscar Méndez, il quale ha di fatto brevettato un sistema di costruzione basato sull’impiego di mattoni realizzati mediante un processo di estrusione.

In altre parole la plastica riciclata, anziché essere semplicemente compattata come nel caso dei mattoni RePlast, in questo caso viene sciolta e colata in uno stampo apposito, per dare come risultato finale un blocco di circa 3 chilogrammi simile in tutto e per tutto a un suo omologo in argilla o in laterizio.

Elevate caratteristiche di isolamento termoacustico

Montati tramite pressione e sfruttando una modalità di assemblaggio simile ai mattoncini Lego, i mattoni riciclati colombiani hanno dimostrato elevate caratteristiche di isolamento termico e acustico, oltre che una buona resistenza al fuoco e alle scosse sismiche, dimostrando così di essere un materiale solido e impiegabile in tutte quelle zone a forte rischio terremoto.

Complessi abitativi a basso costo per aiutare i rifugiati

Conceptos Plasticos – questo è il nome della ditta creata da Llanos e Méndez – ha finora realizzato progetti abitativi che hanno previsto la costruzione di case di circa 40 metri quadri di superficie, dotate di 2 camere da letto, una cucina, un bagno e una zona living.

Il tutto con un costo di costruzione che non supera i 6.000 euro totali e con tempi di lavorazione pari a soli 5 giorni: numeri impressionanti che potrebbero rivoluzionare del tutto le tecniche dell’edilizia contemporanea, dando vita alla realizzazione di complessi residenziali o di uffici completamente ecosostenibili, così come a progetti di edilizia a basso costo dedicati alle famiglie più indigenti.

A tale proposito, uno dei primi edifici ad uso abitativo realizzato dall’azienda colombiana è stato proprio un complesso di rifugi temporanei per i profughi di Guapi, una zona della Colombia in cui i conflitti a fuoco hanno dilaniato la società civile. Il progetto è stato completato in soli 28 giorni e ha visto utilizzare 200 tonnellate di rifiuti plastici, i quali anziché finire in discarica sono serviti per dare un tetto a oltre 40 famiglie sfollate.

Per la costruzione dei rifugi temporanei Llanos e Méndez sono stati inoltre insigniti del Premio Chivas Venture, che viene assegnato alle imprese impegnate nel sociale e che ha fruttato alla Conceptos Plasticos un contributo pari a 300.000 dollari per espandere il progetto di edilizia ecosostenibile su scala mondiale.

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