La Nuvola di Torino: alla scoperta del quartier generale Lavazza

Perennemente in bilico tra innovazione e tradizione, la città di Torino negli anni ha saputo cambiare faccia più volte, trasformando edifici figli dell’industrializzazione di massa degli anni postbellici in contesti urbani dalla nuova destinazione d’uso, che uniscono le architetture di pregio alle nuove esigenze di fruizione dei cittadini.

In questo senso la rivalutazione del quartiere Aurora, una zona un tempo destinata all’espansione industriale, è il simbolo dell’ennesimo cambio di passo della città della Mole, che guarda con ampio respiro al futuro grazie a costruzioni avveniristiche.

All’interno del progetto di riqualificazione del quartiere è rientrata anche la costruzione della nuova sede di Lavazza, storica industria italiana del caffè, che con la sua Nuvola ha dato nuovo lustro a un’area finora abbastanza depressa.

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La Nuvola: un progetto di riqualificazione urbana dall’ampio respiro

Situata all’interno di un perimetro costituito da via Bologna, largo Brescia, corso Palermo e via Ancona, la Nuvola di Lavazza è un complesso architettonico dalla superficie di oltre 30.000 metri quadri, dove la vecchia destinazione industriale del fabbricato preesistente è stata preservata e al contempo rivisitata in chiave moderna dall’architetto Cino Zucchi, grazie all’impiego di materiali moderni come il vetro e le superfici specchiate, che costituiscono la caratteristica peculiare della facciata esterna.

Una vecchia centrale elettrica trasformata in spazio congressi

Il progetto, che ha visto architetti e Comune impegnati per quasi 10 anni, ha di fatto dato nuova luce alla vecchia centrale elettrica precedentemente edificata in tale area, risalente a fine Ottocento e ora destinata ad essere uno spazio per ospitare eventi e congressi dalla superficie di oltre 4.500 mq e dalla capienza di quasi un migliaio di persone.

Condividere: un ristorante-bistrot curato dallo chef Ferran Adrià

Oltre allo spazio eventi, le fiancate della centrale ospitano da un lato la sede dello IAAD, l’Istituto di Arte Applicata e Design, mentre dall’altro è accessibile a tutti un ristorante e bistrot che già nel nome, “Condividere”, incarna lo spirito di servizio e di collettività urbana che sta dietro al progetto Nuvola, il cui investimento da parte di Lavazza è quantificabile in circa 120 milioni di euro.

Il locale è stato fortemente voluto ì dallo chef spagnolo Ferran Adrià, il quale ha curato la rivisitazione in chiave moderna dei principali piatti della cucina italiana, dimostrando ancora una volta come sia in architettura che in gastronomia vecchio e nuovo possano coesistere e formare un binomio vincente.

Un museo per tramandare la storia del marchio Lavazza

Parallelamente a questa struttura si trova poi un altro fabbricato, destinato a divenire sia un archivio storico che un museo in grado di raccontare tutta la storia del brand Lavazza, a cominciare dalle pubblicità di Carosello con Carmencita per arrivare agli ultimi spot con protagonista il comico Maurizio Cozza.

Il progetto museale è stato curato dalla Ralph Appelbaum Associates, società che da dieci anni realizza musei in tutto il mondo e che è famosa per la sua capacità di rendere praticamente qualunque cosa degna di essere raccontata e tramandata alle generazioni future.

Una forma caratteristica che racchiude un’elevata efficienza energetica

Il progetto Nuvola non si identifica però solo col ripristino di vecchie aree industriali: infatti la costruzione della nuova sede di Lavazza – il vero cuore del compound architettonico in questione, che ospita da novembre dello scorso anno la bellezza di 600 dipendenti – è un vero e proprio esempio di stile contemporaneo e di attenzione all’ambiente e alla sostenibilità energetica.

Basti pensare infatti al profilo dalle diverse linee, al continuo svuotamento e riempimento di volumi, al gioco delle altezze, così come alle facciate a vetri e al motivo ricorrente dei rettangoli allungati – caratteristici sia dell’involucro esterno e del rivestimento degli interni – per capire che il progetto di Zucchetti si configura come un unicum all’interno dell’architettura italiana, capace di valorizzare lo stile antico di una costruzione ottocentesca, ma al contempo di creare sinuosità e giochi geometrici figli di un rigorismo postmoderno.

Per quanto riguarda poi la tecnologia avanguardistica della struttura, questa le ha permesso di essere insignita da parte del Green Building Council della prestigiosa certificazione Leed Platinum, che testimonia la completa sostenibilità ambientale a livello di materiali impiegati e di filosofia costruttiva dell’edificio.

Un’area esterna condivisa con la collettività torinese

Ma la portata del progetto non si esaurisce solo nella creazione di una nuova sede per Lavazza: infatti la filosofia progettuale di base ha pensato di rivalutare anche gli ampi spazi esterni adiacenti alle strutture, facendoli fungere da un lato come collegamento tra le varie volumetrie architettoniche, dall’altro come luoghi che debbano essere fruiti a qualunque ora del giorno – e anche parzialmente di notte – da tutta la cittadinanza.

Ecco quindi che le piazze di forma curvilinea, pavimentate con la stessa linea fitta e rettangolare della facciata esterna della Nuvola, le fontane e le aiuole con alberi piantumati sono un punto d’incontro non solo per i dipendenti ma per gli stessi abitanti del quartiere Aurora, che potranno respirare un’aria nuova e frizzante, che si spera dia una spinta decisa per la riqualificazione dell’intera area, così come di altre installazioni industriali ancora non sfruttate a pieno all’interno della città di Torino.

Un ritrovamento inaspettato diventa un’occasione per fare cultura

Durante la costruzione della Nuvola sono stati poi rinvenuti i resti di una basilica paleocristiana, risalente al IV secolo e avente una superficie pari a 1.600 metri quadrati.

Nonostante questo inaspettato ritrovamento abbia procurato dei rallentamenti al cantiere, è stato accolto con favore dalla Lavazza, che ha deciso di farne una sorta di museo visibile a tutti, grazie alla realizzazione di una vetrata protettiva trasparente, visibile anche dalla strada.

Se tante volte nel corso della storia dell’architettura contemporanea italiana i reperti archeologici sono stati visti come un intralcio al progresso e alle opere di urbanizzazione, in questo caso la sensibilità di progettisti e dei vertici della ditta torinese hanno saputo sfruttare questo evento a proprio vantaggio, implementando le occasioni di fruizione degli spazi da parte della popolazione e creando un’occasione per unire cultura e architettura, tradizione e innovazione, in un unico, grande contesto.

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